Finalmente avevo finito gli esami. Si era concluso un importante capitolo della mia vita, forse il più significativo in termini di crescita e scoperta di se stessi.

Quando sono entrato per la prima volta al liceo avevo 14 anni, tanti dubbi e insicurezze, senza un’immagine nitida di ciò che sarei potuto diventare in quel futuro che mi sembrava tanto lontano. Tuttavia insieme alla paura viveva in me la tacita consapevolezza che sarebbe andato tutto bene e che avrei raggiunto quella felicità, quell’”eudaimonia” che i Greci mi avevano insegnato essere la realizzazione della propria personalità. Il liceo classico mi aveva insegnato ad essere curioso in tutti gli ambiti, andando oltre il limitato contesto scolastico. Infatti, dalle notizie di cronaca relative al dibattito sulla scarcerazione di Salvatore Riina, iniziai ad interessarmi alla lotta contro la mafia.

Mancava esattamente un mese alla mia partenza per Oxford, dove avrei iniziato l’università di Giurisprudenza e realizzato un sogno: partecipare significativamente e attivamente a quel tanto sofferto progetto di opposizione alla criminalità organizzata.

Non avrei mai pensato che un processo di crescita e riflessione così lungo e faticoso potesse svanire improvvisamente.

Era un sabato sera, mi aspettava la festa di fine esami, l’unica cosa che volevo era divertirmi e lasciarmi alle spalle l’ansia che mi aveva accompagnato nell’ultimo periodo.

Ogni cosa era al suo posto. Ero in moto, la strada era libera e senza accorgermene acquistai velocità, impaziente di arrivare dai miei amici.

E poi il buio.

Fu un attimo, un rumore assordante, un dolore lacerante e poi più niente.

Una macchina esce da una strada secondaria senza fermarsi allo stop.

Le analisi rivelano un alto tasso alcolico nel sangue del conducente, che però non presenta lesioni gravi.

Il ragazzo, morto sul colpo.

Episodi del genere accadono ogni giorno.

Oltre a riconoscere come vittima colui che ha perso la vita, bisogna riflettere sul fatto che il numero delle vittime in realtà è più elevato: la morte segna profondamente anche coloro che rimangono in vita.

Basta un attimo perché una distrazione o una mancanza segnino numerose vite.

Ma è sufficiente un attimo, altrettanto breve, di attenzione perché questo non avvenga.

Articolo scritto da: Beatrice T., Camilla e Margherita

della classe IV B, Liceo Classico A. D’Oria – Genova

nell’ambito del progetto di Alternanza Scuola Lavoro

svolto presso la redazione de La Strada Siamo Noi

a.s. 2017/18