
Immagina una città dove puoi attraversare con calma, dove l’aria è più pulita, il rumore si abbassa e andare in bici o a piedi è finalmente una scelta sicura, non un rischio calcolato. È questo lo scenario che stanno costruendo molte città europee con un’idea semplice ma rivoluzionaria: ridurre il limite di velocità nelle aree urbane a 30 chilometri all’ora.
Si chiama “Città 30” e, nonostante il nome sembri un po’ tecnico, parla direttamente di come viviamo le nostre città ogni giorno. A Bologna, per esempio, il nuovo limite è entrato in vigore nel gennaio 2024 e ha già fatto la differenza: nei primi sei mesi, sono diminuiti incidenti e feriti, l’aria è diventata più respirabile, i mezzi pubblici e le biciclette sono cresciuti in utilizzo. Ma soprattutto, si è diffusa una diversa idea di mobilità urbana, dove chi cammina e chi pedala ha più diritti e sicurezza. I motivi dietro questo cambiamento sono molti. Ridurre la velocità vuol dire abbattere i tempi di frenata, salvare vite (specie tra pedoni e ciclisti), e anche abbassare lo stress. Non è solo una questione di traffico: è un investimento sulla salute mentale e fisica di chi abita la città. Meno smog e meno rumore portano benefici concreti, soprattutto per bambini, anziani e persone fragili. E non è vero che si arriva ovunque più tardi: nelle città il traffico, i semafori e gli ingorghi rendono già impossibile andare a 50 per davvero. Anzi, guidare a 30 rende il flusso più regolare e le strade meno congestionate.
A credere in questo cambiamento non è solo Bologna. Da anni Parigi, Bruxelles, Amsterdam, Berlino e Graz stanno riscrivendo la mobilità urbana. Più recentemente, la Spagna ha fatto da apripista introducendo i 30 km/h come limite predefinito nei centri abitati di tutto il Paese. Una scelta che ha
ridotto del 14% i decessi in strada nel primo anno. Il Galles ha seguito, diventando il primo territorio del Regno Unito a cambiare il Codice della Strada per applicare il limite su scala nazionale. E ora anche la Grecia ha annunciato l’intenzione di fare lo stesso, ispirandosi proprio all’esperienza iberica. È un trend europeo sempre più forte, che punta su città più lente per essere più vivibili. In Italia, oltre a Bologna, ci sono anche Torino, Milano, Parma e Olbia che si stanno muovendo in questa direzione. Ognuna con i suoi tempi, ma tutte con l’idea di rimettere al centro la persona invece dell’automobile. Tra queste, Bologna si distingue per aver curato con attenzione la comunicazione: il sito ufficiale del progetto è completo, chiaro e accessibile, con mappe interattive, dati aggiornati, sezioni FAQ e approfondimenti. Un modello che aiuta i cittadini a capire, a partecipare e a sentirsi parte del cambiamento.
I dati dopo sei mesi parlano chiaro: meno incidenti, meno feriti, meno traffico, più mezzi pubblici, più sicurezza. Tutto questo senza bloccare la città, ma ripensandola. Ma ripensare lo spazio urbano ci richiede di ripensare anche il rapporto che abbiamo con le macchine, con la velocità, con i ritmi a cui ci siamo abituati. Per cui è necessario cominciare a chiederci, cosa perdiamo come comunità quando rinunciamo a spazi pubblici vivibili per far spazio al traffico? È possibile progettare città per le persone e non per le macchine? Cosa cambierebbe nel nostro quotidiano? Qual è il costo invisibile delle auto nelle nostre città (salute, spazio, rumore, inquinamento, incidenti)? Siamo disposti a continuare a pagarlo? Ci siamo abituati a pensare all’auto come a un diritto personale. Ma è davvero un diritto assoluto, o va bilanciato con il bene comune? Quali altri cambiamenti sarebbero necessari se Genova da domani diventasse Città 30?
A cura di Sara Capelli – Redazione La Strada Siamo Noi
Fonti:
Wired, 19/01/2024, Le città italiane che hanno scelto il limite dei 30 chilometri orari
Portale Bologna Città 30
Fondazione Innovazione Urbana, 19/07/2024, Città 30: i dati dopo 6 mesi
FIAB (a cura di. E. Galatola, A. Colombo), CITTÀ 30 – IL VADEMECUM